Camera da letto con testiera in paglia di Vienna/rattan, toni avorio e legno, tessili morbidi: resa “cocooning” e sobria.

Japandi 2.0: come evolve lo stile tra legno e nuove palette naturali

Japandi 2.0: lo stile Japandi evolve verso superfici più materiche e un nuovo senso di calore

Lo stile Japandi, di cui abbiamo già parlato in passato, continua a riscuotere grande successo grazie alla sua capacità di unire minimalismo, funzionalità e materiali naturali in ambienti equilibrati e senza tempo. Negli ultimissimi anni, però, questo linguaggio si è evoluto. Le esigenze dell’abitare contemporaneo hanno portato a una versione più matura e articolata, oggi sempre più spesso definita Japandi 2.0: un’evoluzione che mantiene i principi originari, ma introduce maggiore profondità materica, palette più calde e superfici capaci di trasmettere un senso di comfort più avvolgente e autentico.

Cos’è Japandi 2.0 (e perché se ne parla ora)

Soggiorno Japandi 2.0 con divani verde oliva e arredi in legno naturale

Il Japandi 2.0 è l’evoluzione naturale dello stile Japandi. Dell’originale — una fusione tra lo stile scandinavo e quello giapponese — mantiene minimalismo, funzionalità e amore per i materiali autentici, traducendoli però in un linguaggio più maturo e “abitabile”. Se il Japandi classico ha conquistato molti perché capace di portare ordine e calma visiva, oggi le case chiedono qualcosa in più: profondità materica, comfort sensoriale e una palette meno uniforme.

Il Japandi 2.0 nasce quindi come risposta contemporanea a due esigenze molto concrete:

  • case più vissute: spazi ibridi (lavoro, relax, famiglia) che richiedono materiali resistenti e facili da mantenere;
  • benessere domestico: ambienti che non siano soltanto “belli da vedere”, ma anche piacevoli da percepire e sostenibili nel tempo.
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Differenze tra Japandi classico e Japandi 2.0

Soggiorno Japandi 2.0 con divano chiaro e tavolino in legno

Per capire davvero il nuovo Japandi (oltre a Japandi 2.0 si parla, infatti, anche di new Japandi), è utile partire da ciò che cambia rispetto allo stile “prima maniera”. Il passaggio non è drastico. Si tratta, piuttosto, di una stratificazione controllata: lo stile resta essenziale, ma meno “ascetico”.

Japandi classico (in sintesi):

  • neutri molto chiari (bianco, crema, sabbia);
  • contrasti ridotti e superfici uniformi;
  • estetica pulita, quasi grafica;
  • minimalismo spesso più “ideale” che quotidiano.

Japandi 2.0 (cosa introduce):

  • toni medi e neutri più caldi (tortora, greige, grigi caldi);
  • matericità visibile: venature, texture, superfici non perfette (in pieno spirito wabi-sabi);
  • contrasti misurati: chiaro/scuro, liscio/ruvido, opaco/setoso;
  • atmosfera “cocooning”: più avvolgente, meno “da catalogo”, più intima.

Il risultato è uno stile che funziona meglio nel tempo: valorizza l’autenticità e non richiede una casa “immacolata”.

Palette Japandi 2.0: colori più caldi, profondi e “polverosi”

Palette Japandi 2.0 con toni caldi e accenti verde oliva

Uno dei segnali più evidenti degli interni Japandi 2.0 è l’evoluzione della palette. Il mito del “tutto beige chiaro” lascia spazio — come già accennato — a una gamma più ampia: sempre misurata, sì, ma più profonda. Il colore, nel Japandi 2.0, serve a stabilizzare l’ambiente, a renderlo coeso, a sostenere la luce naturale e il legno.

Colori tipici della palette Japandi 2.0:

  • tortora e greige (neutri caldi, molto versatili);
  • beige scuri e sabbia “tostata” (più avvolgenti rispetto ai crema chiari);
  • grigi caldi e polverosi (mai metallici né freddi);
  • bruni morbidi (legno, terra, cacao “soft”);
  • accenti molto controllati: carbone, nero opaco, verde bosco desaturato.

Un suggerimento: meglio una palette con 2–3 colori portanti e variazioni tonali interne, piuttosto che molti colori diversi. Il Japandi 2.0 premia le micro-differenze: la casa sembra più ricca senza diventare rumorosa.

Legno nel Japandi 2.0: venature, toni medi e autenticità

Madia in legno e dettagli decorativi in stile Japandi 2.0

Nel Japandi 2.0 il legno diventa materia narrativa e smette di essere un semplice “neutro”. Le superfici devono, in qualche modo, raccontare il tempo e l’uso quotidiano.
Per questo funzionano:

  • essenze con venatura evidente (rovere, frassino, noce chiaro);
  • toni medi e caldo-naturali (meno “bianco ottico”, più “lattiginoso” o “mielato”);
  • finiture opache o a basso gloss (la luce deve scorrere, non riflettere)

Il punto è aggiungere profondità: una parete in legno, un mobile contenitore, una boiserie leggera, una mensola importante. Anche piccoli interventi (piano di un tavolo, cornici, porte interne) possono cambiare l’atmosfera, se coerenti nella finitura.
Ecco perché il legno non deve essere trattato con prodotti troppo “plastici”, altrimenti l’effetto Japandi si perde. Nel Japandi 2.0 la protezione ideale è quella che non ruba la scena.

Materiali e texture: il ritorno della tattilità

Dettaglio Japandi 2.0 con testiera in rattan e lampada in tessuto

La differenza più sottile, ma forse più importante, è sensoriale. Il Japandi 2.0 mette al centro la tattilità: superfici da toccare, non solo da fotografare. È un cambio di paradigma: lo stile diventa meno “grafico” e più “materico”.

Materiali e texture coerenti con Japandi 2.0:

  • tessuti naturali e strutturati (lino, cotone spesso, lana bouclé);
  • ceramiche opache, smalti irregolari, finiture “chalky”;
  • pietra, gres effetto pietra, microcemento (sempre in toni caldi);
  • metalli dosati con cura (nero opaco, bronzo brunito, dettagli satinati).

Una regola pratica: accostare una base calma (palette neutra) a 2–3 materie riconoscibili. Troppa uniformità rende lo spazio piatto; troppe texture diverse lo rendono confuso: il Japandi 2.0 vive nel mezzo.

Finiture e superfici: opaco, naturale, non filmogeno

Interni Japandi 2.0 con finiture opache e tessili naturali

Nel Japandi 2.0, la finitura giusta è spesso quella che “sparisce”. Si privilegiano superfici:

  • opache o a bassissimo gloss;
  • setose alla vista (e, quando possibile, al tatto);
  • con effetto naturale, senza spessore visivo.

Perché? Perché la luce deve restare morbida e continua, senza riflessi duri. E perché il legno deve apparire autentico, non “congelato” sotto un film troppo evidente.

Japandi 2.0 e casa sana: qualità dell’aria indoor e scelte consapevoli

Camera da letto Japandi 2.0 con letto in legno e pannelli shoji

Il Japandi 2.0 è anche una forma di “design responsabile”. Non è soltanto estetica: è un modo di pensare la casa come luogo che deve far stare bene, soprattutto nel tempo. E qui entrano in gioco due aspetti spesso sottovalutati:

  • durata: materiali e finiture che riducono la necessità di sostituzioni frequenti;
  • salubrità: attenzione a ciò che introduciamo negli ambienti, soprattutto in interni.

Quando si lavora su legno (mobili, porte, boiserie, superfici), scegliere cicli adatti all’interno significa proteggere non solo l’oggetto, ma anche il comfort domestico. Nel Japandi 2.0 questa coerenza è parte del progetto: la casa non deve solo “apparire calma”, deve anche esserlo, nei materiali e nelle scelte tecniche.

Come ottenere un look Japandi 2.0: linee guida pratiche stanza per stanza

Angolo living Japandi 2.0 con poltrona avorio e tavolino nero opaco

Qui una guida rapida (ma concreta) per tradurre il concetto di Japandi 2.0 in scelte operative. L’obiettivo non è copiare un’immagine, ma creare un sistema coerente.

Soggiorno

  • Base neutra calda (greige/tortora) + legno medio
  • 1 elemento materico dominante (parete legno, mobile importante, tappeto strutturato)
  • Contrasti misurati: nero opaco su dettagli (lampade, maniglie, profili)

Camera da letto

  • Palette più profonda e avvolgente (beige scuro, tortora, grigio caldo)
  • Tessili stratificati ma sobri (lino, lana, cotone pesante)
  • Superfici opache, luce morbida: il “cocooning” è centrale nel Japandi 2.0

Cucina

  • Legno protagonista su ante, mensole o tavolo (evitare finiture troppo lucide)
  • Gres/pietra in toni caldi, texture fine
  • Accessori ridotti e scelti: pochi oggetti, ma belli e coerenti

Ingresso e corridoi

  • Continuità cromatica: stessa famiglia di neutri della zona giorno
  • Superfici resistenti e facili da pulire
  • Micro-contrasti: una panca in legno medio-scuro può “ancorare” lo spazio

I prodotti Rio Verde per lo stile Japandi 2.0

Mensole in legno con ceramiche e composizione minimal Japandi 2.0

Nel Japandi 2.0 il legno e le superfici sono parti attive del progetto. La scelta dei prodotti giusti incide direttamente sull’atmosfera finale: naturalezza, profondità materica e comfort visivo dipendono anche dal tipo di ciclo e di finitura utilizzati.

Valorizzare il legno mantenendo un aspetto naturale e opaco

Quando l’obiettivo è proteggere il legno senza alterarne l’aspetto, il Japandi 2.0 predilige finiture discrete, non filmogene, capaci di accompagnare la materia nel tempo.

Una soluzione coerente è la Finitura Effetto Naturale RO 3000, ideale per arredi interni, boiserie, mensole, tavoli e superfici in cui si vuole mantenere un look opaco, setoso e autentico.

Vintage Prestige: quando il Japandi 2.0 dialoga con la materia

In questo stile, Vintage Prestige non va inteso come strumento decorativo in senso classico, ma come mezzo per lavorare sulla matericità controllata. È particolarmente adatto in progetti dove il legno o le superfici devono acquisire profondità visiva senza perdere sobrietà.

Usi coerenti:

  • pannellature decorative sobrie;
  • ante di contenitori o madie;
  • elementi architettonici secondari (nicchie, spalle, fondali).

I colori Vintage Prestige particolarmente adatti al Japandi 2.0 sono:

  • Cocco e Vaniglia per basi chiare ma non fredde
  • Nocciola e Marzapane per toni caldi e avvolgenti
  • Tartufo per accenti più profondi e materici

Evolution: superfici continue e coerenza cromatica

La linea Evolution trova spazio quando il progetto richiede continuità visiva e superfici omogenee, soprattutto su elementi che non devono competere con il legno, quanto piuttosto accompagnarlo.

È indicata per:

  • porte interne;
  • boiserie laccate opache;
  • arredi fissi o su misura.

I colori Evolution coerenti con questo stile sono:

  • Seta (bianco caldo, perfetto per pareti/porte in chiave soft);
  • Lino (neutro caldo, ottimo per continuità e cocooning);
  • Cashmere (greige sofisticato per fondi eleganti e discreti);
  • Avana (tono medio caldo, molto Japandi 2.0 su boiserie e arredi);
  • Salvia (verde desaturato, naturale e calmante, da usare su un elemento chiave dell’arredo);
  • Cacao (bruno profondo per accenti misurati e “radicati”);
  • Ardesia (neutro scuro caldo, efficace per contrasti controllati);
  • Grafite (scuro deciso per dettagli, profili e piccoli elementi);
  • Alloro (verde scuro naturale, da usare come accento “bosco” molto contenuto).

Impregnanti e cicli per esterno: continuità tra interno ed esterno

Nel Japandi 2.0 anche lo spazio esterno dialoga con l’interno. Per pergole, frangisole, rivestimenti o piccoli arredi in legno, sono indicati cicli che proteggono senza creare sfogliamenti evidenti.

In questo senso risultano coerenti l’Hybrid Resolve RS 80xx (effetto naturale, manutenzione semplificata) e gli impregnanti Rio Verde (per impostare la tonalità del legno e proteggerlo).

Pavimenti o superfici molto sollecitate, in tonalità neutre e materiche

Quando la palette Japandi 2.0 lavora su tortora, grigi caldi e toni minerali, anche alcune superfici continue possono entrare nel progetto, con la Finitura per Parquet RP 2260 trasparente opaca (se l’obiettivo è protezione e resistenza all’usura su legno).

Una regola chiave per il Japandi 2.0

Indipendentemente dal prodotto scelto, la logica progettuale resta la stessa: poche superfici, trattate bene, con finiture coerenti tra loro. Nel Japandi 2.0 la qualità del risultato finale nasce dall’equilibrio tra materia, colore e protezione. Bando agli “effetti speciali”!

Errori da evitare nel Japandi 2.0

Camera da letto Japandi 2.0 con parete verde salvia e legno chiaro

Per ottenere un risultato credibile, ecco a cosa fare attenzione:

  • troppa uniformità: solo neutri chiari e superfici lisce rischiano un effetto piatto (e “vecchio Japandi”);
  • contrasti troppo duri: nero e bianco ottico insieme possono raffreddare l’ambiente;
  • finiture troppo lucide: la luce diventa tagliente e la materia perde autenticità;
  • mix casuale di texture: meglio poche materie riconoscibili, ben dosate;
  • oggetti decorativi non necessari: nel Japandi 2.0 ogni elemento dovrebbe avere funzione o significato.
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