Una famiglia formata da padre, madre e figlia, tutti sorridenti, sorridono mentre, nel loro salotto, tengono sopra alle loro teste un pezzo di cartone bianco a imitare un tetto

Come stanno cambiando le abitudini dell’abitare

Negli ultimi decenni, l’evoluzione tecnologica, l’aumento della consapevolezza ambientale e il cambiamento delle esigenze abitative stanno influenzando notevolmente le abitudini dell’abitare. A tutto questo si è aggiunta la pandemia, che di fatto ha accelerato e reso ancora più evidenti i processi già in corso.
La casa non è più solo un luogo in cui riposare e svolgere le attività quotidiane. Sta diventando sempre di più uno spazio flessibile e adattabile alle esigenze individuali. In questo articolo, esploreremo come stanno cambiando le abitudini dell’abitare e quali sono le tendenze che stanno guidando questi cambiamenti, basandoci su due recenti ricerche, una livello italiano e una a livello globale: il report di CasaDoxa e quello di Ikea.

I due report

Un gruppo di amici o di coinquilini cena insieme con pizza e pop-corn e brinda sopra un tavolino costruito con un pallet riciclato, in un salotto moderno open space

L’Osservatorio CasaDoxa è nato nel 2018. Sviluppato dall’unità Retail & Living di Doxa — una delle principali realtà italiane di ricerche e analisi di mercato — si occupa di analizzare tutto ciò che ruota intorno all’abitare.
Ogni anno gli esperti di CasaDoxa intervistano un campione rappresentativo di 7.000 famiglie, allo scopo di cogliere i cambiamenti in atto così da provare ad anticipare ciò verrà.
L’ultimo report è uscito a fine 2022.

Il colosso svedese dell’arredo Ikea, invece, fin dal 2014 presenta annualmente un rapporto — IKEA Life at Home Report — frutto di interviste a esperti, sondaggi a migliaia di persone in tutto il mondo e visite nelle case.
L’ultimo report, pubblicato nelle scorse settimane, è stato realizzato visitando abitazioni in Germania, India, Giappone, Regno Unito e Stati Uniti, mentre al sondaggio hanno partecipato più di 37.000 persone di 37 differenti paesi.

Di seguito alcuni dei punti più interessanti usciti fuori da entrambe le analisi.

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La casa è sempre più centrale nella vita delle persone

Madre e figlia giocano in salotto. La madre ha in mano un tablet, la bambina ha dei giocattoli e sullo sfondo, fuori fuoco, si vede il padre, sul divano, che lavora con un laptop sulle gambe

In Italia, negli ultimi 4 anni il tempo passato in casa è aumentato notevolmente, e non solo per pranzare, cenare e rilassarsi davanti a un film o a una serie tv. Il lavoro da casa è cresciuto del 31%, così come gli hobby e le attività per tenersi in forma, un tempo svolte fuori casa.
Il tempo è visto come un bene sempre più prezioso. Da qui l’avversione sempre maggiore nei confronti dei lunghi spostamenti — per lavoro ma anche per attività sportive. In quest’ottica diventa molto importante, nella scelta della casa, ciò che offre il quartiere o la zona. Quindi trasporti pubblici, aree verdi, negozi di prossimità, bar, locali e luoghi di cultura.
E se per anni la tendenza a considerare la vicinanza al lavoro come una questione primaria è stata in calo, a partire dal 2022 c’è stata una netta inversione: oggi il 51% delle famiglie italiane considera la prossimità casa-lavoro come importante. Si è ribaltata anche la prospettiva: «mentre prima si desiderava la casa vicino al lavoro» spiega il report CasaDoxa, «ora si desidera il lavoro vicino a casa».

In tutto il mondo, ciò che la gente cerca, nella propria abitazione, è — secondo il report Ikea — sicurezza, comfort, senso di appartenenza e di proprietà, privacy, divertimento e gratificazione.
I Giapponesi sono quelli che si divertono di più sotto al proprio tetto (72%). Gli spagnoli, al contrario, preferiscono ancora la vita all’aperto. A influire su questa sorta di “auto-reclusione” è pure la questione economica. Nonostante la rinnovata voglia di uscire dopo l’allentamento delle restrizioni dovute alla pandemia, la crescita generalizzata dei prezzi ha convinto molti a interrompere hobby e attività culturali e sportive fuori casa, per svolgerle invece in ambito domestico.
Dato curioso: una persona su quattro, nel mondo, si trova talmente bene tra le quattro mura dell’abitazione da mentire spudoratamente inventando falsi impegni pure di declinare inviti a uscire.

C’è voglia di cambiamento

Una giovane famiglia — padre, madre e figlio piccolo — si diverte in una casa nuova quasi vuota ma colma di scatoloni. La madre tiene il bambino stretto e alto in aria

Essendo aumentato il tempo che si trascorre nella propria abitazione, cambiano di conseguenza le esigenze di spazio.
Secondo CasaDoxa è in netta crescita la fetta di popolazione che ha intenzione di cambiare casa nei prossimi anni. Se nel 2018 la percentuale dei nuclei propensi a traslocare era del 21%, nel 2022 è salita al 25. Ciò significa ben 1 milione di famiglie in più.
Lo stimolo a cercare una nuova soluzione abitativa riguarderebbe principalmente sia la quantità di spazio (il 36% dichiara di aver bisogno di una stanza in più) sia la qualità (il 12% vorrebbe un terrazzo). Entrambe le necessità sembrano diretta conseguenza di quanto in molti hanno dovuto sperimentare durante la pandemia. Ad esempio la mancanza di un’area verde privata e il bisogno di una zona per poter lavorare (o studiare) da casa in tranquillità.
Nelle grandi città italiane, quasi i tre quarti degli intervistati dichiarano di preferire una casa più grande e più lontana dal centro rispetto a un appartamento centrale ma piccolo.

Per quanto riguarda il rinnovare la casa, l’ispirazione arriva soprattutto dai programmi tv. A seguire: le visite nei negozi d’arredamento e l’osservare gli spazi domestici dei propri amici.

Desideriamo che le abitazioni rispecchino meglio ciò che siamo

Un andito o l'angolo di un salotto arredato in stile scandinavo, con pezzi vintage, molte piante, sgabelli, una stampa con la foglia di una Monstera e un orologio

Percepita come il luogo per eccellenza in cui rilassarsi, lasciarsi andare ed essere se stessi, la casa dovrebbe rispecchiare ciò che siamo.
A livello globale, 6 persone su 10 pensano che la loro casa rifletta bene il loro essere. Percentuale che si abbassa per le persone più giovani e sale, invece, per gli over 55, per chi ha una casa di proprietà e per chi ha più risorse economiche. Sono generalmente più le donne, rispetto a gli uomini, a trovarsi in sintonia con l’abitazione.

Gli elementi che riflettono di più la propria personalità sarebbero gli oggetti acquistati personalmente, seguiti dallo spazio necessario a vivere ed esprimere le proprie passioni e necessità.
Agli oggetti, così come agli arredi, è affidato anche il compito di evocare esperienze e bei ricordi. Soprattutto in chi vive lontano dal luogo d’origine, avere dei legami con le proprie radici sono particolarmente importanti.
Da qui — pure nell’ottica della sostenibilità (vedi il prossimo punto) — la buona pratica del rinnovare vecchi mobili, che magari appartengono alla propria famiglia da più di una generazione. Lo si può fare, ad esempio, con l’utilizzo del colore. Noi consigliamo la linea Vintage Prestige di Rio Verde. Si tratta di vernici materiche, all’acqua, prive di sostanze dannose per l’ambiente e per le persone. Sono dieci colori pastello di tendenza, che si possono applicare anche senza carteggiare su molteplici superfici.

Tra le abitudini dell’abitare la sostenibilità ambientale è sempre più sentita

Un padre tiene in braccio una figlia nel giardino di casa. Sono visti da dietro e il padre indica con il dito i pannelli solari sul tetto della casa

La metà delle famiglie investirebbe il denaro per rinnovare la casa in interventi relativi all’efficienza energetica e alla sostenibilità.
Stanno inoltre suscitando molto interesse le cosiddette comunità energetiche.
Tra le motivazioni c’è ovviamente la questione del risparmio (soprattutto in questo periodo di crisi energetica) ma anche una maggiore sensibilità rispetto al passato nei confronti dell’ambiente.

Sposare le tecnologie per abitazioni sempre più “smart”

Una giovane donna sorridente sta usando lo smartphone vicino allo schermo di controllo di una “smart home”

Negli ultimi 4 anni sono aumentate del 10% le famiglie propense a possedere oggetti “smart”. Quest’attenzione per le nuove tecnologie e per la domotica è molto più evidenziata — com’è facile aspettarsi — nelle nuove generazioni, con un picco tra i 18 e i 42 anni.
Dal 2018 a oggi (pure in questo caso è complice la pandemia) è cresciuta notevolmente l’abitudine ad acquistare online. L’83% delle famiglie compera in rete e si fa consegnare a casa almeno una volta al mese. Nel 2018 era appena il 49%.

Da soli in mezzo agli altri

Un uomo sta cercando di lavorare con laptop e blocco note nel salotto di casa mentre sullo sfondo le due figlie giocano a cantare al karaoke

Nelle abitazioni con diverse persone — siano esse membre della stessa famiglia, amici o coinquilini — convivono sia il bisogno di socialità che quello di solitudine.
Gli spazi collettivi sono importanti ma altrettanto cruciali sono le aree private, dove ritirarsi e stare con se stessi. E generalmente si preferisce che tali zone abbiamo dei confini fisici ben definiti (pareti, porte, separè).

Tra le maggiori frustrazioni: il disordine e la pulizia

Un bambino piccolo col pannolino visto di spalle in piedi davanti al sofà, in un salotto molto disordinato pieno di giocattoli sparsi ovunque

In tutto il mondo, senza differenze di latitudine, genere e ricchezza, la principale frustrazione riguarda l’ordine e la pulizia. Se sono gli oggetti a definire ciò che sono, abbiamo un problema nel trovare loro un posto. Il disordine è infatti una delle prime cause di strees e di tensione all’interno delle pareti domestiche. E qui torna la questione dello spazio: chiunque vorrebbe una casa più grande. Quando non è possibile, ci si ingegna per rivoluzionare l’utilizzo delle aree domestiche.

Se durante la pandemia si è parlato molto di aree e stanze multifunzionali, dove poter rilassarsi ma anche lavorare o praticare passatempi e attività fisica, ora l’eccesso di multifunzionalità è diventata una causa di disagio.
Bene i luoghi più “elastici” ma si tende a non voler lavorare in camera da letto o allenarsi in cucina. Allo stesso modo sono considerate una frustrazione anche le stanze senza usi specifici.

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