La trottola

 In Storia dei giocattoli in legno

Nel corso degli anni, dei decenni, dei secoli, i giocattoli si sono evoluti fino a raggiungere livelli di straordinaria complessità e tecnologia. Ce ne sono alcuni, tuttavia, che sono rimasti pressoché immutati. Si tratta dei giocattoli in legno. Con questa rubrica andiamo alla scoperta di alcuni di essi, raccontandone la storia. Dopo il cavallo a dondolo, ecco la trottola.

La trottola è un giocattolo a forma di cono, solitamente fatto di legno duro. I modelli “professionali” hanno una punta di ferro all’estremità su cui rotea. Viene fatta girare tirando con forza un filo che vi è avvolto attorno oppure facendo ruotare con forza un perno, posto sulla sommità della trottola, tra il pollice e l’indice. Ci sono diverse varianti di questo gioco, ma la base rimane sempre la stessa.

La trottola nella storia

Dettaglio del dipinto “Giochi di bambini”, di Pieter Bruegel il Vecchio, 1560, Kunsthistorisches Museum di Vienna
(fonte: wikimedia.org)

Con le trottole si giocava già nell’antichità. Gli archeologi ne hanno ritrovati esemplari in terracotta e in ceramica in Medio Oriente e nell’odierna Turchia, risalenti a più di 5000 anni fa.
Anche gli antichi egizi ci giocavano. Tra i greci la trottola era conosciuta come rhombos, mentre i romani la chiamavano turbo e la usavano disegnando a terra un grande cerchio diviso in dieci settori numerati, a ciascuno dei quali corrispondeva un punteggio. Lo scopo era far roteare la trottola nel centro, raggiungendo così il punteggio più alto.

Molto prima dell’arrivo di Colombo si giocava con le trottole anche tra i nativi del Nord e del Sud America. Gli inuit le facevano roteare durante l’inverno, come passatempo.
Nel Borneo e nella Nuova Guinea, dopo la semina, i contadini fanno girare le trottole per stimolare la crescita dei germogli, mentre tra le popolazioni indigene di Asia e Africa è facile trovare bambini utilizzare ghiande o trottole rudimentali in legno.

In Giappone gli artigiani hanno creato delle trottole partorienti, ovvero che ne liberano altre più piccole mentre girano.

È possibile trovare citazioni di questo gioco nella letteratura — Virgilio, Catone, Dante, Torquato Tasso, Boccaccio, Rabelais — e nella storia dell’arte. Pieter Bruegel il Vecchio raffigurò la trottola nel quadro Giochi di bambini e in Lotta tra Carnevale e Quaresima, entrambi conservati a Vienna presso il Kunsthistorisches Museum.

La trottola nella religione ebraica

Dreidel, la trottola della tradizione ebraica

Il sevivon (parola ebraica che significa girare) o dreidel (termine yiddish dal medesimo significato) è un oggetto ludico tipico della festa di Chanukkah. Si tratta di una trottola a quattro facce. Su ogni lato è impressa una lettera dell’alfabeto ebraico: Nun, Gimel, He, Shin. Queste lettere formano un acronimo: Nes Gadol Hayah Sham, cioè “un grande miracolo accadde là” (riferito alla terra di Israele).

Le stesse lettere fanno anche parte di una frase per ricordare le regole del gioco d’azzardo in cui si usa il dreidel: “niente metà, tutto metti”. Il gioco consiste nel vincere la posta messa in palio tra i vari giocatori, perlopiù monete di cioccolato, noci, monetine o fiche.

La trottola in Italia

La trottola

In Italia, precisamente in Sardegna, è possibile trovare qualcosa di simile al dreidel ebraico, su barrallicu. Si tratta di una trottola che viene usata per il gioco su pipiriponi, diffuso nel Campidano.
Su barrallicu oggi viene prodotto da alcune falegnamerie artigiane, ma spesso viene fatto a mano. Si tratta di un cubo in legno con un perno metallico e su ogni faccia sono incise o dipinte delle lettere: T, M, N e P. Totu (tutto), Mesu (o Mitadi, cioè metà), Nudda (nulla), Poni (metti).
Su pipiriponi si pratica spesso nel periodo delle feste e come “moneta” si utilizzano noci, mandorle, nocciole, fichi secchi, castagne, mandarini.

Anche in Sicilia c’è una tipica trottola in legno. In dialetto si chiama U tuppetturu o tup­pèt­tu, in al­cu­ne aree nota come strùm­mu­la. È generalmente realizzata in faggio e ha un lun­go filo di spa­go in­trec­cia­to in­tor­no alla te­sta del chio­do, che viene poi avvolto in­tor­no al col­lo del­la trot­to­la. Ci si sfida tra diversi giocatori e vince chi riesce a mantenerla in equilibrio più a lungo o a colpire quella degli avversari facendola cadere.
A Montedoro, in provincia diCaltanissetta, c’è addirittura un monumento dedicato alla trottola.

Nei cartoni animati

La trottola di Beyblade

La trottola, ai giorni nostri, è arrivata in televisione con il cartone animato Beyblade, tratto da un manga giapponese. Non si tratta però più di trottole in legno ma di esemplari più moderni composti da materiali come plastica e metallo.

La storia del cartone è incentrata sulle sfide tra diversi giocatori (detti blader) che si devono sfidare in una arena utilizzando degli shooter (lanciatori) per tirare il loro beyblade (la trottola). Vince chi riesce a tenerli in piedi il più a lungo possibile.
La serie ha riscosso molto successo tanto che il gioco del Beyblade è divenuto un vero e proprio sport, praticato in alcune fumetterie e in tornei ufficiali organizzati dal WBO (World Beyblade Organization).

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