Bren Smith e GreenWave

Cronache dal futuro: Bren Smith e GreenWave, l’onda verde che “coltiva” meglio il mare e riduce l’inquinamento

Una proposta alternativa ai metodi tradizionali per ripopolare il mare riducendo l’inquinamento

Con l’obiettivo di contrastare i danni provocati all’ecosistema marino da anni di sfruttamento selvaggio degli oceani, creare nuove opportunità di lavoro e produrre nutrimento, nasce  GreenWave, un’organizzazione no profit di pescatori con un nuovo modello di agricoltura verticale in mare.

La storia di GreenWave è ben sintetizzata dal percorso di uno dei suoi fondatori, l’attuale direttore esecutivo Bren Smith. Dopo una lunga esperienza nel settore della pesca commerciale come pescatore con le reti a strascico, tecnica che si è rivelata altamente dannosa per gli oceani, Smith ha cercato modalità più rispettose dell’ecosistema marino per condurre l’attività ittica. Una deludente esperienza nella piscicoltura e la rovinosa distruzione, per ben due volte, di un allevamento di ostriche nel Connetictut hanno guidato la sua ricerca verso nuove forme alternative di agricoltura marina. GreenWave è nata così dalla consapevolezza degli effetti distruttivi e spesso incontrollabili dell’alterazione costante degli equilibri dell’ecosistema.

Il sistema di coltivazione ideato da GreenWave impiega l’acqua marina come una colonna: seguendo uno sviluppo verticale vengono allevate cozze, alghe e capesante, tenute agganciate a una corda; al termine della fune sono collegate delle gabbie nelle quali si coltivano vongole e ostriche.

Non è necessario l’impiego di alcun tipo di fertilizzante o trattamento chimico e le colture, dato lo sviluppo verticale, occupano spazi limitati. Si consideri che un’installazione di circa un acro nell’oceano può portate alla produzione annua di circa 20 tonnellate di alghe e 500.000 crostacei, un risultato sorprendente e potenzialmente carico di opportunità.

Bren Smith e GreenWave
Modello di coltivazione verticale GreenWave (fonte GreenWave)

Il sistema ideato da GreenWave, infatti, non implica alcun tipo d’intervento umano per alimentare le coltivazioni, che viceversa costituiscono l’habitat naturale per la vita di diverse specie marine. La coltivazione di alghe consente inoltre un assorbimento di carbonio fino a cinque volte superiore all’azione esercitata dalle piante a terra. Le ostriche e i molluschi in genere, dal canto loro, filtrano l’acqua assorbendo i nutrienti presenti in eccesso. Questo modello di agricoltura marina verticale rappresenta dunque un potente ed efficace sistema di depurazione delle acque, in grado di rigenerare, sul lungo periodo, l’ambiente marino.

La coltivazione verticale è inoltre in grado di ridurre l’energia delle onde a beneficio in particolare dei territori costieri, che in alcune aree del mondo sono soggetti a inondazioni per l’innalzarsi delle acque.

Ma non è tutto qui. Le alghe sono alimenti ricchi di proteine, calcio e vitamina C: la diffusione organizzata e controllata di questa tipologia di coltivazione potrebbe rappresentare una straordinaria fonte di approvvigionamento di risorse alimentari.

Insomma, GreenWave sembra portare avanti una proposta di grande interesse in grado di soddisfare una serie di requisiti ritenuti urgenti e fondamentali.

Non è un caso che già nel 2015 l’Associazione si sia aggiudicata un finanziamento di 100.000 dollaristanziato dal Buckminster Fuller Insitute a sostegno di progetti capaci di rispondere in breve tempo a esigenze globali. Il nuovo modello di agricoltura verticale in mare proposto da GreeWave è stato infatti giudicato funzionale all’obiettivo attraverso pratiche di cooperazione spontanea, ecocompatibili, rispettose dell’uomo e della natura.

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