Open space moderno multicolore, con pareti in tinte diverse (azzurro, rosso e giallo), poltrona e vaso giallo, consolle azzurra e gialla, finestra interna circolare e grandi finestroni luminosi

Colori caldi e colori freddi: quali sono e come usarli

La percezione dei colori non è una scienza esatta. Oltre ai fattori fisici — come la lunghezza d’onda della luce o le cellule retiniche che abbiamo negli occhi — a concorrere a come li percepiamo ci sono anche fattori psicologici, storici e culturali. I colori sono innanzitutto concetti, astrazioni. E come tali, il modo in cui ci approcciamo ad essi può cambiare in base a dove (e quando) ci troviamo. Un esempio di questa variabilità sta nella distinzione tra colori caldi e colori freddi.

«Che cos’è esattamente un colore caldo? Lo storico sa bene che non ci sono in assoluto colori caldi e colori freddi; si tratta di convenzioni, che cambiano a seconda delle società e dei tempi. In Occidente, il blu che oggi per noi è il colore più freddo per molto tempo è stato considerato come caldo e il giallo, al contrario, come freddo» scrive lo storico francese Michel Pastoureau, tra i più grandi esperti mondiali di colori, nel suo saggio Un colore tira l’altro.

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Qual è la differenza tra colori caldi e freddi?

Dei pigmenti di diversi colori, in polvere e a scaglie, disposti a cerchio a formare una ruota cromatica, su sfondo grigio

Come già accennato nell’introduzione, non esiste una discriminante assoluta e sempre valida per distinguere i colori caldi dai colori freddi. Le due etichette sono una convenzione. I colori hanno quindi loro “temperatura”, ma siamo noi ad assegnarla in modo arbitrario. Ciò che evoca il caldo, la terra, il fuoco, il sole, lo inseriamo tra i caldi. Quello che, viceversa, ci fa venire in mente ghiaccio, natura, inverno, tra i freddi. Tuttavia — direbbe il bastian contrario — le fiamme del fuoco possono pure essere blu!
E non sempre è questione di freddo/caldo: alcuni popoli si basano infatti sul binomio secco/asciutto, altri su sordo/sonoro. Nell’antica Roma, Plinio parlava di colori “austeri”, quelli intensi e carichi, e di colori “floridi”, più tenui, come l’azzurro.

I colori caldi e i colori freddi nello spettro del visibile

Un prisma di vetro attraverso il quale passano i colori della spettro luminoso, su sfondo nero

Se consideriamo la nostra cultura contemporanea, una prima classificazione può essere fatta attraverso i colori dello spettro visibile. Quelli dell’arcobaleno, per intenderci. Isaac Newton li identificò in rosso, arancione, giallo, verde, blu, indaco e violetto. Nella classificazione attuale abbiamo tolto l’indaco (che si troverebbe tra blu e violetto) e inserito il ciano (prima del blu).
I colori caldi andrebbero dunque dal rosso al giallo. I freddi, invece, dal verde al violetto.
A chi dovesse chiedersi “qual è il colore indaco?” la risposta sarebbe: è un colore freddo, compreso tra il blu e il violetto, e Newton lo inserì nello spettro perché proprio in quel periodo — la metà del ‘600 — la Compagnia delle Indie Orientali cominciò a importare in Inghilterra, dall’India, la tintura di indaco. Questo per ribadire per l’ennesima volta come la concezione del colore sia un costrutto storico e culturale.

I colori caldi e i colori freddi nel cerchio di Itten

Rappresentazione, disegnata all'acquerello, del cerchio di Itten

Uno strumento migliore dello spettro, per la definizione della temperatura cromatica, potrebbe essere il celebre cerchio di Itten.
Sviluppato nel 1961 dal pittore e designer svizzero Johannes Itten, è formato da:

  • i tre colori primari, giallo rosso e blu, nel triangolo al centro (sebbene anche l’etichetta di “colori primari” non sia assoluta: ci sono infatti quelli additivi e quelli sottrattivi);
  • i tre secondari, arancione verde e viola, nell’esagono: sono prodotti dalla combinazione tra due primari;
  • il cerchio esterno, formato da primari, secondari e terziari, ottenuti mettendo assieme un primario e un secondario.

Il cerchio di Itten è utile, ad esempio, per identificare i colori complementari, che sono quelli dalla parte opposta della ruota: giallo/viola, verde/rosso, blu/arancio.
Inoltre si usa anche per la temperatura: i colori caldi sarebbero quelli che vanno dal giallo al porpora. I colori freddi, invece, dal verde al viola. C’è tuttavia chi considera il viola (formato da blu-freddo e rosso-caldo) una perfetta via di mezzo, da collocare nell’uno o nell’altro campo in base alla sfumatura.

Quali sono i colori caldi e colori freddi?

Angolo di una casa moderna, con parete blu, sofà verde, tavolino giallo e lampada gialla. Si intravede, dietro, un altro ambiente, con pareti bianche e gialle e una libreria gialla

Lo strumento creato da Itten per classificare i colori è utilissimo, certo, ma ha dei limiti. Mancano bianco e nero, che la fisica non considera colori, in quanto l’uno (il bianco) è la combinazione di tutte le lunghezze d’onda della luce visibile, mentre il secondo (il nero) nero è l’assenza di luce visibile.
Senza bianco e nero, non appaiono neppure i grigi. E ci sarebbe da chiedersi: il grigio è un colore caldo o un colore freddo?
E il marrone, che pure non c’è nel cerchio di Itten, verrebbe automaticamente di metterlo tra i caldi, ma è davvero così?

Al netto del fatto che una classificazione universale e assoluta, come abbiamo visto, è impossibile, come si fa a capire se un colore è caldo o freddo?
Oggi definiamo la temperatura di un colore in base alla percentuale di giallo (per quelli caldi) e di blu (per quelli freddi) in una tinta. Ma occorre tenere presente anche il rapporto tra i colori. Cioè la percezione di un colore rispetto a quelli che ha attorno. Un giallo con una punta di blu o di verde, ad esempio il giallo limone o il giallo canarino appariranno sicuramente freddi se messi accanto a un giallo ocra o a un giallo senape.

Per citare di nuovo Pastoureau: «il colore non esiste realmente e acquista tutto il suo significato solamente quando è associato o contrapposto a uno o più colori diversi».

Esistono allora gialli caldi e gialli freddi, bianchi caldi (come l’avorio) e bianchi freddi (il bianco fantasma), e così via.

Il concetto di contrasto simultaneo

Delle colonne di colore blu e di colore giallo, tra colonne di colore rosso e verde, per dimostrare il concetto di contrasto simultaneo nelle teorie della percezione

Nelle cosiddette teorie della percezione, che studiano il modo in cui facciamo esperienza sensibile del mondo attorno a noi, esiste il concetto di contrasto simultaneo. Questo va a identificare il fenomeno che si verifica quando due colori adiacenti si influenzano l’un l’altro.
Nell’immagine qui sopra, ad esempio, i blu e i gialli sono esattamente gli stessi ma sembrano differenti quando li troviamo sulle colonne rosse rispetto a quelli che vediamo nelle colonne verdi.
Tale fenomeno avviene tra colori diversi ma anche con differenti luminosità e temperature dello stesso colore.

L’influsso dei colori caldi e freddi su di noi

Una ragazza nera ha il viso illuminato dallo schermo dello smartphone che sta guardando mentre è sdraiata al letto sotto le coperte

Cosa ci insegna tutto questo? Che le questioni cromatiche — come già detto — dipendono dal contesto. L’influenza che hanno su di noi le tonalità calde e fredde riguarda solitamente la psicologia, il retaggio culturale e le mode.
D’altra parte esistono anche fenomeni più tangibili legati alla temperatura dei colori. Uno di essi possiamo sperimentarlo sui nostri smartphone. Si ritiene, infatti, che la luce fredda degli schermi possa creare problemi al nostro ritmo di veglia/sonno. Questo perché il nostro cervello è regolato per stare in stato di veglia durante il giorno, quando la frequenza della luce si avvicina di più alle lunghezze d’onda del blu, quindi fredde. Gli schermi stimolerebbero il cervello a non rilasciare melatonina, ormone che avvia il ciclo del sonno.
Proprio per questo, molti dispositivi prevedono appositi filtri che, la sera, virano le immagini sui toni caldi.

Né caldi né freddi: i colori neutri

Arredo d'interni minimalista in toni neutri, con una sedia in legno, un cubo in marmo con sopra una lampada di design in ceramica, un vasetto di cemento e, a terra, un vaso in vimini con dentro dei rami dipinti di bianco. Il pavimento è in parquet e la parete sullo sfondo è grigia

Come quella di caldo e freddo, anche l’etichetta di colori neutri è puramente convenzionale.
Essa è usata perlopiù nelle arti visive, nella moda e nell’arredamento, e comprende i toni del bianco, quelli del nero e tutti i grigi, a quali si aggiungono il beige e alcune tonalità di marrone e grigio-marrone, come il tortora.

Usare i colori caldi e i colori freddi nell’arredamento

Salotto arredato in stile Memphis, con elementi di molti colori (blu, rosso, verde, giallo, bianco e nero) tra lampada orientale, poltrone, tavolino da caffè e mobile

La temperatura del colore ha un ruolo fondamentale nell’arredamento e nella decorazione. In questi ambiti, le tonalità calde sono solitamente associate all’energia e alla vitalità; quelle fredde al relax e alla tranquillità.
In generale, le tonalità calde le percepiamo come più aggressive: come sanno bene i pittori, tendono in qualche modo ad “avanzare”, a guadagnare il centro della scena. Quelle fredde, al contrario, sono più adatte allo sfondo.

Non si tratta però di una regola ferrea: va sempre tenuto conto del contesto (un divano azzurro, ad esempio, risalterà in una stanza in cui tutto il resto è sui toni caldi o neutri). I contrasti — siano essi di colore, di temperatura o di luminosità — catturano l’attenzione.
L’importante è dosare bene gli elementi fino a trovare equilibrio e armonia tra freddi, caldi e neutri.
Un buon esempio di tale equilibrio è la palette cromatica della linea Vintage Prestige di Rio Verde. I 12 colori — Fiordilatte, Liquirizia, Amarena, Frappè, Nocciola, Vaniglia, Cocco, Lattementa, Anice, Ginepro, Tartufo e Marzapane — sono un sintesi perfetta di neutri, caldi e freddi. Si tratta di sfumature pastello (tranne Fiordilatte e Liquirizia) che si applicano anche senza carteggiare su molteplici materiali: dal legno ai metalli, dal vetro alla plastica, dai tessuti al muro.

Altro aspetto di non secondaria importanza: l’illuminazione. Una luce sbagliata può stravolgere completamente la percezione di un ambiente. Va tenuto presente che le lampade calde creano un’atmosfera più accogliente mentre quelle tendenti al blu, al contrario, danno una sensazione di maggior distacco.

Ci sono poi stanze più adatte alle tinte calde (cucina, ingresso, sala da pranzo) e altre alle tinte fredde (camere da letto, zone relax) ma, anche in questo caso, non c’è nulla di “scolpito nel granito”. Anzi, i molti stili dell’arredamento contemporaneo permettono di sperimentare con tutto e il contrario di tutto. Oggigiorno si tende piuttosto a giocare con combinazioni cromatiche di freddi e di caldi, all’insegna dell’eclettismo.

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